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2° Raduno Ufficiale Terre del Chianti 29/30 Aprile 2007

Domenica 29 aprile 2007: visita della città di Firenze
Elegante e luminosa, Firenze si stende lungo le rive dell’Arno, incorniciata da colline dolci e tondeggianti. Unica al mondo per la grandiosità monumentale delle sue costruzioni e la raffinata eleganza del tessuto urbano, la Città del Fiore conserva intatta la grazia armoniosa donatale dai maestri del Rinascimento.
Accanto rimane, vivido e tenace, il carattere dei suoi abitanti, intraprendenti e chiusi, animati dal gusto della beffa, orgogliosi del loro passato e della loro città. Dalle borgate fiorentine, dai mercati rionali brulicanti di vita e dalle botteghe artigiane sono emersi i suoi uomini più grandi, coloro che hanno saputo darle lustro segnando i vertici delle Belle Arti. Per ovvie ragioni non possiamo qui darvi conto dell’immenso patrimonio artistico, storico ed architettonico di Firenze, ci limitiamo perciò ad offrirvi qualche spunto, invitandovi a visitarla.

Cenni storici
Non si hanno notizie precise sulle origini della città, ma presumibilmente i primi insediamenti umani risalgono al X secolo a.C., quando alcune popolazioni italiche si insediarono nella piana dell’Arno. Alla fine dell’VIII secolo scomparvero, con buona probabilità cacciate dall’espansionismo degli etruschi che abitavano la collina di Fiesole, controllando la valle del Mugnone. Fra il III e il II secolo a.C i romani avviarono la conquista del territorio fiorentino, avvalendosi proprio della cittadella fortificata di Fiesole e di altri insediamenti etruschi.

Nel I secolo a.C. i soldati di Cesare fondarono Florentia, che divenne un importante nodo commerciale e militare, grazie alla posizione centrale che ne fece un crocevia di grande importanza strategica. In questo periodo Firenze si arricchì di monumenti imperiali, si tracciarono le strade a scacchiera che ancora oggi costituiscono il cuore del centro urbano, attorno all’attuale Piazza della Repubblica.
Con il declino dell’Impero Romano e l’arrivo dei barbari, Florentia seguì il destino toccato a molte città italiane: invasa e saccheggiata, fronteggiò epidemie e carestie toccando i minimi storici quanto a numero di abitanti e venne declassata dai bizantini ad una sorta di campo militare trincerato.

Solo con i Longobardi che trasferirono la sede della Marca da Lucca a Firenze, si avviò la ripresa economica e commerciale della città, un periodo di prosperità destinato a durare a lungo.

A partire dall’Alto Medioevo, la rapida crescita economica e commerciale di Firenze si coniugò con la superiorità militare che, dopo aspre e sanguinose battaglie, la porterà ad ottenere una salda supremazia politica sulla Toscana. Le guerre continue contro le altre città toscane non fecero altro che favorire il consolidamento della prosperità fiorentina, sostenuta anche dallo sviluppo della produzione artigianale, con la nascita delle corporazioni di Arti e Mestieri, e dal grande potere finanziario acquisito dalle sue banche. L’aspra contrapposizione fra Guelfi e Ghibellini, emblematica dello spirito fazioso che contraddistingue da sempre la città, si stabilizzò a favore della parte guelfa quando Matilde di Canossa si schierò a favore di papa Gregorio VII, in lizza con Arrigo IV per il soglio pontificio.

Consolidata la matrice guelfa, venne fondata la Repubblica fiorentina che affidava il governo della città ai consoli affiancati da un consiglio cittadino e dal Parlamento, uno tra i primi esempi di istituzioni civili e democratiche in Europa.

Il Medioevo di Firenze è segnato dalle sanguinose lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini, sullo sfondo dei contrasti fra papato e impero: in questo periodo la città guadagnò la supremazia sull’intero territorio toscano, assoggettando Arezzo, Lucca, Pistoia, Siena, Poggibonsi e Volterra.

Nel Trecento la potenza fiorentina venne ridimensionata dai lucchesi ad Altopascio e dai pisani a Montecatini, ma nel secolo successivo la supremazia di Firenze toccò i massimi vertici, grazie all’ascesa e al consolidamento di una nuova classe dirigente.

Il XV è il secolo dei Medici, provenienti dal vivaio degli intraprendenti banchieri fiorentini che avevano saputo far crescere le fortune economiche della città. Fu con i Medici che Firenze divenne la capitale mondiale delle arti, sotto la loro signoria fiorirono pittura e scultura, letteratura e musica, la città acquisì un ruolo di guida culturale che nessuno avrebbe più cancellato.

Dopo la morte dell’ultimo dei Medici, Firenze passò ai Lorena. Seguirono la parentesi napoleonica e l’annessione al Regno d’Italia.

La violenza dell’età contemporanea ha colpito Firenze più volte: i bombardamenti dell’ultima guerra mondiale non hanno risparmiato il centro storico, e nel 1966 un connubio terribile fra malasorte e irresponsabilità provocò una devastante piena dell’Arno, che tracimò e sconvolse la città arrecando danni inestimabili al patrimonio storico e artistico.
Nel 1993 un attentato di stampo mafioso distrusse con il tritolo la Torre del Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, danneggiando in modo grave la vicinissima Galleria degli Uffizi. Firenze insomma è stata spesso e duramente colpita, ma nessuno mai è riuscito a piegarla, tanto meno a scoraggiare i fiorentini che, con l’intraprendenza che da sempre li contraddistingue, non hanno perso tempo e si sono rimboccati le maniche per riportare allo splendore ciò che la violenza, acerrima nemica del bello e delle arti, aveva provato a cancellare.

Domenica 29 aprile 2007: cena e serata

L’Otel è un teatro di varietà, curato nell’arredamento, dotato di più aree polifunzionali interne ed esterne: il Ristorante, il Priveè e le sale congressi. La possibilità di scelta che propone il menu è ampia: un menu à la carte, che cambia a seconda della stagione; un menu degustazione che varia tutte le settimane spaziando fra carne, pesce e vegetariano e una ricca scelta nel menu della pizzeria. La sala principale, “il Ristotheatre”, può ospitare comodamente circa 300 persone a cena proponendo uno spettacolo contenitore di musica, cabaret, numeri di magia e le esibizioni del corpo di ballo, proseguendo la serata con live music e DJ set. All’OTEL: dal 25 settembre arriva la “Domenica Italiana”, l’aperitivo della domenica, con uno spettacolo “leggero” per ricominiciare al meglio la settimana. Saranno sul palco: Francesca Chiavacci, l’Otel ballet show, Alessadro Capasso, Adriano Gherardini, Gaia Scuderi, Debora Italia. All’OTEL dal giovedì alla domenica tutte le sera cena spettacolo.

Domenica 29 aprile 2007: pernottamento in albergo
ART HOTEL MUSEO Un grande complesso alberghiero, una struttura organizzata per le esigenze più articolate, in grado di offrire ai propri ospiti una gamma completa di servizi. Composto da 110 Camere, tutte dotate di aria condizionata, telefono diretto, internet mail, collegamento con linea diretta adsl, Tv Satellite, pay TV, minibar e cassaforte elettronica.
All’ Art Hotel Museo tutto è curato nel dettaglio, per la comodità e la tranquillità degli ospiti, i quali troveranno all’interno della struttura, oltre che ai servizi principali dell’albergo, il comfort e l’ospitalità dell’ambiente, professionalità e competenza garantite da personale qualificato per un hotellerie di alto livello.

Lunedì 30 aprile 2007: l’itinerario
La strada che percorreremo per raggiungere Siena, si snoda tra le colline toscane, attraversando paesaggi incantevoli, sulle orme della storica MILLE MIGLIA. Il programma prevede la vista dell’abbazia di San Galgano e della città di Siena.

itinerario

Lunedì 30 aprile 2007: visita all’abbazia di San galgano
L’Abbazia, costruita a partire dal 1218-1220 per volere dei monaci cistercensi, sorge sul luogo in cui San Galgano divenne eremita nel XII secolo. La costruzione dell’edificio gotico terminò nel 1268, anno in cui il vescovo di Volterra la consacrò. Dopo un lungo periodo di splendore, l’Abbazia, dal Cinquecento si avviò verso un processo di degrado. A segnarne il declino fu l’introduzione della Commenda, ovvero il conferire a una persona la capacità di godere di un bene ecclesiastico. A seguito di questa pratica, il commendatario Girolamo Vitelli, nel 1550, pensò di vendere il tetto, realizzato in piombo, della Chiesa, con conseguenti decadimenti della struttura. Nel 1789 l’edificio fu sconsacrato e solo nel 1926 vennero intrapresi interventi di restauro e conservazione. L’Abbazia ha una pianta a croce latina ed è composta da tre navate. La facciata presenta tre portali sormontati da archi a tutto sesto e divisi da quattro colonne, e due finestre a sesto acuto, nella parte superiore. La maestosa abside è composta da sei finestre ad archi a sesto acuto disposte su due file da tre, un grande rosone sormontato da un’apertura circolare più piccola.

La spada di San Galgano: Tutti noi conosciamo il mito di Excalibur, la leggendaria spada nella roccia che designò il destino dello scudiere Artù. Ma forse non tutti sanno che l’unica spada nella roccia di cui sia stata documentata l’esistenza è in Italia, e precisamente all’interno dell’Abbazia San Galgano, in Toscana. L’abbazia di per sé possiede un fascino unico, con il suo tetto scoperchiato ed il pavimento d’erba verdissima. Sull’autenticità della spada (cioè sul fatto che non sia frutto di un falso storico o di un abile artigiano dell’epoca) non ci sono dubbi: quella spada non si capisce come abbia fatto ad essere conficcata così saldamente in una roccia. Quando la spada di Galgano divenne parte della pietra (metà del 1100) l’epopea arturiana era ai suoi inizi, anzi addirittura non era ancora nata: la storia di Galgano precede di ben 20/25 anni la compilazione della primissima versione del ciclo del Graal, stilata da Chrétien de Troyes. Pertanto anche l’ispirazione non è da ricondursi ad un folclorico richiamo alla nobiltà bretone: la spada di San Galgano era già lì, a testimonianza forse di un miracolo, e di certo di un mistero.

Lunedì 30 aprile 2007: pranzo al Mulino delle Pile
Il Mulino delle Pile, costruito nei primi anni del 1200 dai Monaci della vicina Abbazia di Serena, assicurava alla popolazione di Chiusdino, oltre alla molinatura del grano anche la “sodatura” dei panni per la vendita sui mercati non solo locali. Attività, questa, svolta fino al XV secolo ed oltre.
Il Mulino prende il nome dai recipienti di pietra, denominati “Pile”, dove il meccanismo delle “gualchiere” azionato da una ruota idraulica, batteva sulle stoffe immerse in una soluzione apposita per infeltrirle.
Recentemente il mulino ha esteso la propria notorietà essendo stato, per un breve ma intenso periodo, il testimonial per la pubblicità dei prodotti “Mulino Bianco”.

Lunedì 30 aprile 2007: visita alla città di Siena
Con il fascino inimitabile delle stradine strette che si attorcigliano l’una sull’altra, punteggiata di torri e palazzi austeri, Siena conserva intatto il cuore medievale racchiuso da mura poderose. La città offre in primo luogo una qualità della vita assolutamente invidiabile, conquistata grazie a politiche lungimiranti che portarono l’amministrazione a chiudere il centro storico alle auto già nel 1966, prima fra le città italiane.
A farle da cornice, un territorio splendido, tre colli coperti da vigneti e oliveti, casolari sparsi borghi castelli e pievi disseminati nella dolce campagna del Chianti.

A nord infatti si stende, verso Firenze, il territorio del Chianti Classico, a sud si trovano la Val d’Orcia e le colline dette “Crete”, dal suggestivo paesaggio lunare, a ovest c’è la Montagnola senese con i suoi boschi e la macchia mediterranea. A Siena la cultura abita da lungo tempo, la sua prestigiosa Università è attiva da 750 anni, vi hanno sede istituzioni di livello internazionale come l’Accademia Musicale Chigiana, l’Accademia dei Fisiocritici e quella degli Intronati, l’Università per Stranieri. E poi ci sono le tradizioni, ormai famose in tutto il mondo ma profondamente radicate nel passato della città, tanto da divenire tratti distintivi della sua identità, come il Palio.

Di origine etrusca, Siena divenne colonia militare romana al tempo di Augusto e il suo nome si fa risalire a Senio, che secondo la leggenda l’avrebbe fondata portando con se’ l’icona della lupa che allatta i gemelli, ancora oggi detenuta come simbolo assieme a Roma.

Il potere dei Vescovi si affermò a Siena tra il X e l’XI secolo, dopo l’epoca Carolingia: con il loro governo si aprì un periodo di grande prosperità commerciale che valse alla città l’invidia, e dunque le mire espansionistiche, dei Fiorentini, specialmente di quelli di parte guelfa. Costretta dai Fiorentini ad una pace particolarmente gravosa nel 1235, Siena si prese la sua rivincita a Montaperti nel 1260, nella storica battaglia celebrata da Dante Alighieri. Rimasta presto priva dei suoi condottieri più coraggiosi, Sienaabbandonò il sogno ghibellino e fu guidata dal governo guelfo detto dei Nove, fino al 1355. In questo periodo la città godette di grande benessere e fu arricchita dei suoi più bei monumenti. Ma proprio sul finire del XIV secolo iniziò la parabola del declino, segnata da una grave carestia seguita dalla peste nera che decimò la popolazione: le banche fallirono, le industrie laniere chiusero i battenti schiacciate dalla concorrenza fiorentina, scoppiarono lotte tra fazioni interne alla città.

Nel 1355 scoppiò la rivolta contro i Guelfi, mentre figure come Caterina da Siena e Papa Piccolomini promettevano la rinascita spirituale ed artistica della città. Siena fu definitivamente sconfitta dai fiorentini nel 1555, ed assegnata ai Medici con il trattato di Caveau – Cambrésis di quattro anni dopo. Firenze era determinata a tenere Siena assoggettata con pesanti tributi e solo sotto i Lorena la città conobbe una certa ripresa economica. Dopo aver aderito con impeto al Risorgimento, Siena fu la prima delle città toscane a votare per l’annessione al regno d’Italia.

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